vomitevoleNORMALITÀmutevole

Lemma: normale

Fonetica: [nor-mà-le]

Etimologia: Dal lat. norma&hibar;le(m), deriv. di no°rma; cfr. norma

Definizione: agg. 1 che è di norma, che corrisponde alla norma; solito, consueto, abituale: modo, atteggiamento, disposizione normale; situazione normale; prezzi, tariffe normali; fatti, avvenimenti normali; persona normale, che si comporta come i più, che non è stravagante o squilibrata; vita normale, regolare, come quella dei più; condizioni di salute normali, non patologiche; polso normale, non alterato; sessualità normale, eterosessualità | via normale, in alpinismo, quella che permette di raggiungere la vetta con minore difficoltà

Giorno del fatto

In una giornata normale, come tante altre, mi reco sul cantiere. Sbadigliando un po’ annoiato e un po’ assonnato attendo che mio cugino Stefano mi venga ad aprire la porta d’entrata del condominio. Due agenti di polizia aspettano non so cosa insieme a me, bardati di giubbotto antiproiettile e guanti di pelle, parlando alla radio. Un signore apre finalmente la porta ed entriamo. Mi dirigo verso l’ascensore dove incontro Stefano e incuranti dei poliziotti saliamo al 5° piano. Come al solito ci mettiamo un po’ a “carburare”, ma iniziamo comunque a lavorare. In lontananza si sentono delle sirene, come capita spesso, con la differenza che questa volta il suono si ferma proprio sotto al palazzo dove stiamo lavorando. Incuriositi ci affacciamo al balcone e vediamo un notevole dispiegamento di forze: auto medica, ambulanza, pompieri, polizia e carabinieri. Il viavai in strada è molto e noi non possiamo fare a meno di affacciarci ogni cinque minuti per cercare di capire cosa sia successo. Ingenuamente scherziamo tra di noi sulla strana situazione, ma dalle scale proviene un lamento continuo e un uomo in strada grida: <è colpa vostra! Voi lo sapevate!>. Cala il silenzio anche tra noi due, ormai non abbiamo più ne voglia di scherzare né di lavorare. Stancamente ci trasciniamo fino all’ora di pranzo. Nello scendere con l’ascensore una morbosa curiosità mi assale mentre mi preparo a passare dalla porta principale dove vi è accalcata tutta quella gente e le forze dell’ordine. Aperta la porta dell’ascensore alla nostra destra ci sono tre persone che parlano normalmente del più e del meno sorridendosi a vicenda. Passiamo in mezzo a loro e mi accorgo che la porta di un appartamento è spalancata, i mobili sono coperti da cellophane e non posso fare a meno di guardare velocemente la stanza.

Lo sguardo viaggia veloce in cerca di qualcosa di strano che mi faccia capire cosa è successo e non ci mette molto a soffermarsi su una grossa pozza di sangue, ormai quasi completamente coagulato, vicino all’entrata. Sicuramente è morto qualcuno. Gente per strada piange disperata.

Telegiornale: <Busto Arsizio. Padre uccide due figli in un raptus di follia perché giocavano troppo ai videogiochi e gli davano fastidio!> (dopo si capirà che invece era per vendetta verso la moglie. Non che questo conti molto. NDudp). Lo sapevo! Incredibile!

Un’esperienza scioccante, di quelle che ti ricordano che queste cose succedono davvero e non sono poi così lontane. Non sono storie che escono da una scatola luminosa a cui non sai se credere o meno, perché ti sembrano così assurde che non possono essere vere. Perché solo ora che l’ho vissuto in prima persona rifletto veramente sulla tragicità di un tale avvenimento?

Il giorno in cui succedono queste cose tutti rimaniamo basiti, schifati, increduli, ma cosa succede il giorno dopo? La tragedia solo il giorno dopo si palesa in tutta la sua sconcertante normalità…

Giorno seguente

Sveglia, momento di lettura, caffè, mio padre che mi incita a velocizzarmi. Tutto come sempre. Normale direi. Mentre viaggiamo verso Busto la mente inizia a svegliarsi e il primo (vero) pensiero va a quei due ragazzini. Siamo di nuovo lì, eppure è come se non fosse successo niente ad eccezione di un avviso affisso sulla porta: “locali sotto sequestro”, scritto su un foglio A4 come un semplice avviso dell’amministratore ai condomini. Lavoro distratto per tutto il giorno, come al solito, solo che stranamente non vengo rimproverato come al solito. Mio padre e mio cugino canticchiano un canto che conosco anch’io. Faccio le cose per inerzia e ogni tanto guardo fuori dalla finestra per lunghi attimi. Una pioggia incessante cade da quando mi sono svegliato come a voler lavare via quello che è successo. Guardo fuori dalla finestra e vedo la stazione. Le persone vanno e vengono come tutti i giorni, eppure spero di scorgere qualcuno che si fermi e guardi da questa parte ricordandosi di ieri. Niente. Tutto tragicamente normale. Scendo al piano terra per prendere un attrezzo dalla macchina, ma quando esco dall’ascensore mi blocco. A destra c’è un corridoio in penombra, poco più avanti “la porta”, ancora più avanti un signore e una signora chiacchierano:

<cosa preparerà per pasqua?>

<aaah guardi un pranzo da 18 portate!>

<mamma mia!>

<anch’io…parenti…buonissimo…ahahah…>.

Le loro voci scompaiono e mi rimangono impressi solo i loro volti sorridenti. Tra noi solo quella stramaledettissima porta.

È questa oggi la normalità? Deve essere così, altrimenti non si potrebbe far finta di niente! Una cosa diventa normale quando è solita, consueta, abituale. Lo dice anche il vocabolario!

Infondo tutti i giorni succedono queste cose: ieri un uomo uccide e stupra una bambina di tre anni, oggi un padre uccide i suoi due figli, domani…ops mi è arrivato un messaggio: “bambina abbandonata in un prato dopo tre giorni di vita”. La normalità cambia, muta in base a quello che succede. Se tutti i giorni c’è un omicidio allora diventa normale. Se tutti sono pazzi allora sono normali e chi è normale viene considerato pazzo. Allora anch’io dovrei adeguarmi a questa nuova normalità e fare finta di niente? Dovrei assuefarmi e continuare la mia vita come se niente fosse? NON VOGLIO! Questa nuova normalità mi fa vomitare. Allora preferisco essere pazzo e voglio pensare almeno per un po’ a quei ragazzini. Mentre lavoro, mentre gioco, mentre scherzo con gli amici in un Pub. E voglio dedicare una preghiera al padre dei ragazzi al mattino quando mi sveglio nella speranza che si ravveda. Forse un giorno li rivedrò tutti e tre in cielo dove la normalità sarà lodare e adorare Dio.

la madre del diavolo

06 giugno 2006
Gran Bretagna

Melissa Parker, 30 anni, di Berks (Gran Bretagna) partorirà il 6 giugno 2006. Una data particolare: 06/06/06 o 666, secondo la Bibbia, è il numero dell’anticristo.
La donna vorrebbe anticipare il parto, per non dare alla luce l’antiCristo. La replica dei medici: “Lasciamo che la natura segua il suo corso. Il bimbo nascerà quando sarà pronto, non importa in che giorno”.
La donna sta conducendo un vera e propria battaglia per evitare che il figlio nasca in questa data. “Ogni giorno che mi sveglio, sento che accadrà qualcosa di terribile”. In particolare è ossessionata, da un classico del genere horror del 1976, “The Omen”, in cui il protagonista, Damien, era un bambino posseduto.
Le sue notti, sono popolate da incubi e sogni terrificanti: dare alla luce un figlio del demonio. “Qualunque bambino che nasca in quel giorno sarà segnato per il resto della vita. È una cosa terribile”, m al Royal Berkshire Hospital sono inflessibili.

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06 giugno 2006
Germania

In Germania moltissime coppie hanno scelto questo giorno per sposrasi e non lasciarsi sfuggire l’occasione di avere in fondo al certificato di nozze un fatidico 06/06/06. Una data facile da ricordare, ma legata al triplice sei, numero identificatore dell’Anticristo.
Trenta coppie hanno prenotato la data in diversi ufficiali di stato civile ad Amburgo, ventuno a Karlsruhe, quattordici a Mannheim, tredici a Heidelberg.
Intanto diverse amministrazioni comunali della Germania segnalano di avere già ricevuto prenotazioni per il 07/07/07 e l’08/08/08.

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06 giugno 2006
Olanda

Sono circa 2.000 i cristiani olandesi, la maggior parte protestanti, impegnati in una maratona di preghiera di 24 ore contro il demonio. L’iniziativa è nata dalla data del 6 giugno 2006 e dalla sua assonanza con il 666, il numero associato alla figura dell’anticristo.
I cristiani olandesi si sono raccolti in 50 diverse località in tutto il paese per una maratona di preghiera di 24 ore, che è iniziata alle 18 di lunedì. Simili iniziative sono state organizzate anche in altri paesi del mondo.
Ma la paura si è diffusa anche in Spagna e America Latina dove, diverse donne in stato interessante hanno sollecitato di anticipare o posticipare il parto per evitare che il loro bambino potesse nascere sotto il segno dell’Anticristo. C’è grande preoccupazione in un ospedale di La Coruqa, in Galizia, per la nascita di 6 bambini, altro numero coincidente.

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il Tarzan turco

07 marzo 2006
TURCHIA

Uomini quadrupedi in un villaggio turco.
Un’anomalia genetica li spinge a camminare solo su mani e piedi.
Clinicamente definita come un caso molto particolare di atassia cerebellare, la sindrome di Uner Tan si manifesta con il quadrupedalismo (questi soggetti camminano solo e sempre sulle mani e sui piedi e spesso procedendo in linea obliqua), un linguaggio assai ridotto, un grave ritardo mentale, una ridotta coscienza di sé, una postura normale ricurva e a testa china, anche quando sono seduti.
L’ultimo numero dello «International Journal of Neuroscience» descrive minuziosamente questa sindrome e racconta come, in uno sperduto villaggio turco, vicino al confine con la Siria, nella provincia di Iskenderun, città di Alessandro Magno, e sede di mosaici che rivaleggiano con quelli di Ravenna, il medico Osman Demirhan abbia scoperto questo caso e abbia chiamato Uner Tan, con un’équipe di fisiologi, neurologi, e psicologi, per esaminarlo a fondo. In questo villaggio, una coppia di lontani consanguinei ha avuto ben 19 figli, cinque dei quali sono affetti da questa sindrome (quattro femmine e un maschio). Gli altri dodici erano tutti normali, ma due sono morti precocemente. L’età varia dai 14 ai 36 anni. L’analisi genetica dettagliata è in corso, ma si tratta senza dubbio di un carattere genetico recessivo portato da un cromosoma non sessuale. L’analisi a risonanza magnetica mostra un rimpicciolimento della regione del cervelletto chiamata vermis e una riduzione del corpo calloso.
Questi cinque soggetti si muovono speditamente appoggiando gran parte del loro peso sui polsi, con le palme rivolte in avanti. Si noti che le scimmie si appoggiano, invece, sulle nocche. Si tratta, quindi, di un tratto del tutto insolito. Inoltre, a differenza dei bimbi piccoli che vanno a «quattro zampe», essi non camminano sui ginocchi, bensì mantenendo le gambe distese.
Con notevole sforzo, riescono a stare fermi in piedi, ma non a camminare sulle sole gambe. Capiscono sufficientemente il curdo da poter comunicare con gli estranei, e tre di loro capiscono anche un po’ di turco, ma è difficile comprendere quello che dicono, la loro sintassi è assai misera e il vocabolario limitato (circa cento vocaboli). Si capiscono solo tra di loro e con i loro genitori. Non sanno ripetere gran parte delle parole per loro nuove, non sanno rispondere nemmeno alle domande più semplici (in che Paese vivi?), e non sanno piegare in due un foglio di carta. La loro «coscienza» di dove sono, di chi sono e di cosa succede intorno a loro pare essere assai ridotta (secondo Uner Tan, ma il team inglese dice che interagiscono con cortesia e reagiscono adeguatamente alle situazioni nuove, per esempio un viaggio in autobus fino all’ospedale).

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omosessualità VS Bibbia

Sabato 10 Gennaio 2009 il sito www.pontifex.roma.it riporta le parole del professor Francesco Bruno che replica al collega Vittorino Andreoli, a sua volta pubblicato sull’Avvenire (quotidiano della CEI), sul tema dell’omosessualità.

Il parere di Bruno è che l’omosessualità sia una patologia che può derivare sia da una predisposizione biologica, sia da disturbi dipesi dal contesto della famiglia, dall’ambiente in cui si vive e da problemi di relazione con i genitori. Il professore continua dicendo che l’omosessualità è contro natura, che contempla i generi di uomo e donna, patologica e quindi da considerarsi una malattia. Per supportare il suo parere fa notare che l’Organizzazione mondiale della sanità ha tolto dalle malattie solo l’omosessualità egosintonica.

In risposta a tali affermazioni l’Arcigay, il 09/12/2009, si ritiene offesa da queste esternazioni bollandole come: anti scientifiche, aberranti, disprezzanti, prive di qualsiasi credibilità sotto il profilo scientifico, indegne di uno psichiatra, intrise d’ideologia e di falsità. Promette altre sì <<…un esposto all’Ordine nazionale dei Medici perché sia fatta ulteriore chiarezza e siano presi provvedimenti contro chi diffonde teorie condannate dalla scienza e dalla storia.>>.

Precisando che ritengo criticabili entrambe le esternazioni per innumerevoli motivi (ma che non specificherò dato che non è mia intenzione aprire l’ennesimo dibattito su tale argomento) e che ci sono un paio di errori in entrambe le dichiarazioni (in natura è riscontrabile l’omosessualità e l’OMS ha si dichiarato che è “una variante naturale del comportamento umano”, ma non ha preso posizione rispetto alla possibile causa di tale variabilità.), vorrei esaminare l’argomento dal punto di vista cristiano.

Quello che la Bibbia ci rivela esclude a priori qualsiasi argomento di carattere naturale e scientifico, rendendo perciò sterili (per un cristiano) tutte le discussioni sull’argomento. Mi rendo conto che alcune frange del cristianesimo, sopratutto tra i protestanti, adottano un’interpretazione non letterale delle scritture e fondano su questo un’apologia all’omosessualità, ma per quanto mi riguarda non appoggio ne condivido questo approccio per cui quella che segue è una riflessione di stampo fondamentalista che credo rispetti pienamente i presupposti teologici che fondano la fede cristiana e non piegando il testo per fargli dire ciò che la nostra coscienza tenta di giustificare.

Prenderemo in considerazione due testi: uno nell’antico Testamento (in realtà tre dato che quelli nell’AT sono due, Levitico 18:22 e 20:13) e uno nel nuovo Testamento (Romani 1:20-27). In riferimento ai testi di Levitico (<<Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio.>> 18:22; <<Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue ricadrà su di loro.>>) è più opportuno leggere tutto il capitolo 18 e il capitolo 20. É piuttosto evidente il flebile tentativo di ricollocare il significato di questi testi a livello socio/culturale e storico in quanto in essi sono chiaramente condannati gli atti in se e non come corollario all’idolatria e alla pederastia. Se così non fosse, seguendo lo stesso percorso logico per cui il contesto socio/culturale e storico dell’epoca indicherebbe il giusto approccio interpretativo, sarebbe lecito dedurre che anche l’accoppiamento con animali (<<Non ti abbrutirai con alcuna bestia per contaminarti con essa; la donna non si abbrutirà con una bestia; è una perversione.>> Levitico 18:23) e l’adulterio (<<Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adùltero e l’adùltera dovranno esser messi a morte.>> Levitico 20:10) non siano condannabili come atti se non legati a pratiche idolatre e violente. In realtà come Gesù stesso insegna nel famoso brano dell’adultera (Giovanni 8:1-11), quello che cambia con la sua venuta nell’NT è la pena di morte inflitta per tali peccati (versetto 7) e non la condanna ai peccati stessi (versetto 11) perché è iniziato il tempo della grazia con il suo messaggio di ravvedimento e perdono universale dal peccato originale (e da ogni peccato commesso prima della conversione).

Per quanto riguarda il brano di Romani 1:20-27 è anche in questo caso corretto leggere tutto il capitolo 1; cercare di fare, con le parole dell’apostolo, l’apologia di questo peccato diventa ancora più difficile dato che non è sostenibile neanche in questo caso la rilettura in un contesto socio/culturale e storico. Come è facile comprendere leggendo i versetti da 18 a 22 non viene tirato in ballo l’epoca storica e la società in cui vive Paolo, ma bensì l’intera storia umana e tutti gli atti commessi da essa fin dal peccato di Adamo. É quindi l’intera umanità che è inescusabile davanti a Dio (versetto 21) e non i soli popoli greco e romano, ed è l’intera umanità che viene accusata dei peccati elencati, tra cui l’omosessualità.

In conclusione spero di aver chiarito il motivo per cui il cristianesimo definisce un peccato l’omosessualità, non per una questione di discriminazione ignorante, intollerante e fobica, ma per una questione di fede nella rivelazione biblica come guida ad un comportamento retto davanti a Dio. Con questo non credo certamente di aver esaurito l’argomento, ma di aver spiegato perché ritengo che il forzare le persone a modificare la propria fede sia una forma di violenza altrettanto grave di quella che gli omosessuali dichiarano di combattere nei loro confronti.

Pensiero dell’Eternità

L’uomo si è sempre posto delle domande esistenziali dandosi molteplici risposte e cercando le più disparate soluzioni qualora non riuscisse a trovarne di soddisfacenti. La prima risposta che l’uomo si è dato è Dio. La psicologia afferma che Dio è stato creato dall’uomo e serve sia per rispondere a quelle domande sia per il bisogno di dare uno scopo alla sua vita, ma sopratutto per spiegare le cose che la sua limitata conoscenza non gli permette di comprendere. Effettivamente è una spiegazione plausibile, ma una persona onesta è sicuramente disposta ad ammettere che l’uomo è da questo punto di vista profondamente diverso dagli animali; infatti molti dei suoi comportamenti sono incompatibili con il resto della natura. Egli non si “incastra” in nessun ecosistema e, come un cancro, divora le risorse naturali finendo per distruggere l’ambiente che gli sta intorno. Fin da quando se ne ha testimonianza si percepisce una sorta di disagio da parte dell’uomo che si manifesta nella sua continua ricerca delle risposte alle domande di cui accennavo all’inizio; si è sempre sforzato di capire da dove proviene producendo religioni e teorie scientifiche a getto continuo fino ad oggi.

Nella Bibbia c’è scritto che: “…egli (Dio) ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell’eternità, sebbene l’uomo non possa comprendere dal principio alla fine l’opera che Dio ha fatta.” (Ecclesiaste 3:11) e questo trova riscontro nel fatto che l’uomo sia che fosse nell’era preistorica sia che si trovi nell’era moderna è sempre preoccupato da ciò che lo aspetta dopo la morte e non riesce a capire fino in fondo come funzioni il mondo intorno a lui. La società, la cultura e lo stato sociale non influiscono sull’insicurezza che le persone hanno sul loro avvenire e continuando a leggere nella Bibbia scopriamo che essa affermi che l’uomo si trovi fuori posto nel creato essendo stato fatto per assolvere al preciso compito di adorare Dio e custodire la sua creazione (“L’Eterno Iddio prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino d’Eden perché lo lavorasse e lo custodisse.” Genesi 2:15; “Venite, adoriamo e inchiniamoci, davanti all’Eterno che ci ha fatti!” Salmo 95:6).

Il peccato originale ha allontanato l’uomo da Dio (“difatti, tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio,” Romani 3:23) e dal suo scopo originale rendendolo reo di morte (“poiché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio e la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore.” Romani 6:23). Dio ha però preparato un rimedio per riconciliarsi con la sua creatura dando il proprio figlio come capro espiatorio per il peccato dell’uomo (“Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque creda in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” Giovanni 3:16).

Credendo (avendo fede) e accettando (come padrone della propria vita) Cristo Gesù come proprio personale Salvatore e la sua morte espiatoria sulla croce si ritorna alla condizione iniziale di comunione con Dio, inoltre si ottiene la vita eterna in forma di dono non acquistabile con meriti (“Poiché gli è per grazia che voi siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere, affinché n’uno si glori;” Efesini 2:8,9).

Quindi vediamo come la bibbia sia una esauriente soluzione alle classiche domande esistenziali e continuando a leggerla troveremo tutte le risposte che cerchiamo. Certo si potrebbe obbiettare che essa sia comunque opera di uomini, ma sono convinto che l’uomo sia dotato non solo di un istinto animale ma anche di un “istinto spirituale” e se si liberasse dalle influenze della società, della cultura e da ciò che ha imparato durante la sua vita sentirebbe il disagio di non essere nel posto giusto e di non svolgere il compito per cui è stato creato.

Prova anche tu ad allontanare per un attimo tutto quello che ti sta intorno e ti accorgerai di sapere da sempre che Dio esiste. Egli ti chiama a se, torna da lui.

“Ecco, io sto alla porta e picchio: se uno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui e cenerò con lui ed egli meco.” Apocalisse 3:20

Avatar (recensione)

È tutto finto su Pandora: gli alberi, gli animali, la fisica. Eppure siamo lì. voliamo tra le rocce fluttuanti, tra la giungla dai colori sgargianti. È un mondo fantastico e bellissimo quello dipinto da Cameron, pura arte visiva. Purtroppo a causa di un sceneggiatura poco coraggiosa non stiamo parlando di un capolavoro, ma di un bellissimo film di intrattenimento; si potevano battere ben altre strade narrative decisamente più interessanti: dalla denuncia degli interessi economici nella sanità, alla guerra preventiva e persino argomenti scientifico/filosofici quali la collocazione dell’io autocosciente dell’uomo, ma a causa di un budget eccessivo la paura di fallire al box office era troppo elevata e rischiava di far saltare troppe teste in casa 20th Century Fox, così si è scelta la via più sicura e seppure ne risulta un film diretto in maniera impeccabile e per nulla noioso, un pizzico di delusione rimane. Per quanto riguarda la versione 3D (quella visionata da me) devo dire di essere abbastanza sicuro che mi sarei goduto di più il film in versione “liscia”. Gli occhialini sono fin troppo invasivi e inficiano la visione a causa di una montatura fastidiosamente avvertibile. Devo aggiungere che quelli che mi sono capitati erano indicibilmente rovinati. Nonostante tutto gli effetti tridimensionali sono piacevoli, ma sono ben lungi da essere una rivoluzione; direi piuttosto che sono una evoluzione di quelli già proposti in passato e sicuramente supportati da occhiali di buona qualità donerebbero un qualcosa in più alla visione. Comunque sia Pandora è un posto bellissimo e non mancherò di ritornarci appena arriverà in blue ray. BOTANICO.

Ponyo sulla scogliera (recensione)

In questo ennesimo capolavoro del maestro si respira un aria fanciullesca. I paesaggi, disegnati a pastelli, rapiscono e la semplice vicenda di Sōsuke lascia incantato lo spettatore. Miyazaki si prende la libertà di eliminare persino l’antagonista in questa storia e anche tutto il background e solo accennato così che nemmeno alla fine sapremo poi molto della sotto-trama. Per quanto mi riguarda questa è la vetta più alta raggiunta nella carriera del regista giapponese, persino superiore a La città incantata. Egli stesso ha dichiarato che questo film è realizzato espressamente per i bambini e a giudicare da come ne è rimasto affascinato mio figlio (3 anni) ha raggiunto in pieno l’obbiettivo. Ma anche noi “grandi” non possiamo fare a meno di essere rapiti dai colori, le musiche, i personaggi così reali da una parte e altrettanto fantastici dall’altra. Hai stregato anche noi Hayao non solo i piccoli. MAGICO.

Bastardi senza gloria (recensione)

I bastardi senza gloria rappresentano il desiderio più inconfessabile che tutti noi nutriamo verso i nazisti della seconda guerra mondiale. Un desiderio di vendetta così profondo e violento che non può essere esternato per questioni di tempo e di morale; è così che lo spettatore sfoga la sua punizione postuma attraverso gli anti-eroi del film di Tarantino meglio riuscito. È un Quentin in formissima quello che imbastisce questa violenta storia di un gruppo di soldati alleati intenti nello sterminio anarchico e spietato di nemici nazisti; lo stile è sempre quello e anche il tema della vendetta, assai caro al regista, è sempre presente, ma questa volta calato in un contesto molto più elaborato rispetto alle pellicole precedenti e, seppur dal carisma dei personaggi forse leggermente inferiore rispetto alla sposa killer, ugualmente efficace. Altra nota positiva sono le musiche, scelte e usate magistralmente (originali e non) come d’altronde ci ha sempre abituato il regista. IMPERDIBILE.